Skip to content

La nave dei pazzi

Antropologia della malattia di Alzheimer e liberazione dalla contenzione 

di Daniele Roccon

Anni dopo l’apporto di Franco Basaglia e la diffusione dell’antropologia medica è ancora necessario un ripensamento della “follia”,  ancora considerata un “oltre” la normalità. Anche le forme dementigene e l’Alzheimer, connesse al tema della follia, meritano una rivisitazione teorica non assolutizzante. In questo libro viene proposto un viaggio di approfondimento su questi temi e al tempo stesso di liberazione: dalle connotazioni negative in tema di follia e anche dalle “catene” fisiche che spesso sono presenti in certi scenari di cura.

23,50

Esaurito

Condividi

Share on facebook
Share on whatsapp
Share on google
Share on twitter
Share on email

La nave dei pazzi

Antropologia della malattia di Alzheimer e liberazione dalla contenzione di Daniele Roccon


Editrice Dapero 2020

ISBN 9788832254105

Pagine 234

 

Il mito della nave dei folli ci racconta che i «matti» venivano costretti a restare in balia del mare, a non approdare sulla terra ferma.  Erano quindi estromessi dalla società.
Per non mettere ai margini quella che da sempre viene considerata follia è importante comprenderla e vederne le sue analogie con le patologie dementigene e l’Alzheimer.
Ecco che in questo testo l’autore rilegge l’Alzheimer servendosi dei principi dell’antipsichiatria di Franco Basaglia e dell’approccio dell’antropologia medica arrivando così a mostrare che concetti come corpo, mente, malattia e follia non siano assoluti ma dipendenti dal contesto.
Dalla premessa teorica si  arriva ad una narrazione pratica basata sull’esperienza dell’autore come direttore di struttura per anziani nella quale ha avanzato un progetto coraggioso: la realizzazione di un nucleo Alzheimer senza forme di contenzione.
Vengono qui descritti i passi concreti di questo audace cambiamento di prospettiva non tralasciando protocolli di intervento e fonti giuridiche.

INDICE LA NAVE DEI PAZZI

PREMESSA: Dall’impotenza del curare alla forza dell’assistere

I. UN APPROCCIO ANTROPOLOGICO ALLA
«MALATTIA» DI ALZHEIMER
1. Verso un approccio multidisciplinare: l’antropologia medica
2. Significato di cultura
3. La rappresentazione del corpo
4. Salute e malattia: concetti relativi
5. La concezione del dolore
6. La relazione di cura
7. Il dibattito sulla biomedicina

II. MENTE E CORPO. IL DUALISMO NON AIUTA!
1. In principio era il corpo, la mente «mente». Ma insieme…
2. Nascita del pensiero dualista
3. Il pensiero cartesiano: un errore?
4. La relazione tra cervello e mente: coscienza e autocoscienza
5. L’apporto della fisica quantistica e della mistica induista
III. LA MENTE DEVIATA
1. La «follia», tra custodia e medicina
2. Le strutture manicomiali
3. Follia e malattia sociale
4. Il pensiero e l’azione di Basaglia: dalla psichiatria all’antipsichiatria

IV. LE DEMENZE: TRA MEDICINA E RELAZIONI DI CURA
1. Le demenze
2. Il bisogno organizza il campo
3. Cambio di paradigmi e di metodo
4. Vecchi da legare!
5. Il nostro incontro con il Gentlecare
6. La prospettiva gestaltica della demenza
7. Violenza e pericolo per sé e per gli altri
8. Il sostegno dell’operatore tra istinto e apprendimento
9. Autoaccettazione, empatia e compassione

V. LA COSTITUZIONE DI UN NUCLEO DEDICATO
AI MALATI DI ALZHEIMER
1. Il ruolo della famiglia: psicogenealogia ed epigenetica
2. Organizzare il nucleo
3. La costituzione del Nucleo Freedom

VI. LA LIBERAZIONE DALLA CONTENZIONE
1. Un pensiero forte per affermare un principio: contenzione & libertà
2. Contenzione tra diritto, ragione e cura
3. Una proposta operativa per ridurre o eliminare la contenzione

VII. IL PROTOCOLLO DI INTERVENTO

 

Blog e giornali dicono del libro

1 recensione per La nave dei pazzi

  1. Lorenzo Graziola (proprietario verificato)

    La Nave dei pazzi è un piccolo grande saggio sul mondo della malattia psichica e sull’Alzheimer. Ma, dire questo è certamente riduttivo…

    L’autore, Daniele Roccon, scrive della sua esperienza professionale preziosissima ed innovativa in materia di psichiatria e demenza emostra una situazione difficile, spesso ingestibile che devono affrontare tutti coloro che assistono persone fragili (ci sarebbe da chiedere a chi, personalmente o professionalmente, attraversa per un giorno o per una vita questo tipo di esperienza).

    Il libro apre orizzonti non idealistici e fondati sulla ricerca, sulla costruzione di strade e prospettive originali al servizio di una speranza di miglioramento che si concretizza senza miracoli.
    Ma, appunto, il libro solo in apparenza persegue questo scopo.

    In realtà questo libro – un gioiello robustamente realistico e solido nelle argomentazioniche tocca le vette della filosofia affrontando i temi della ricerca del senso della vita– èuna testimonianza di qualcos’altro, di un presupposto che vale per il settore dell’assistenza ai malati psichici ma che s’innesterebbe in modo altrettanto efficace e fecondo in cento altri ambiti. Se, come qualcuno tanto tempo fa ci ha insegnato, la realtà va prima capita, interpretata e solo dopo cambiata, allora questo saggio/confessione si scinde in due parti ben precise: i primi tre capitoli da una parte; gli altri che seguono dall’altra, e così chiede di essere affrontato e letto.
    L’autore/narratore èun ragazzo di 28 anni che si trova proiettato, con la sua solidissima base di studi giuridici ed amministrativi ed una altrettanto consistente inesperienza, come responsabile di un luogo istituzionale dove si soffre e si cerca di accogliere e curare le persone, ma dove le contraddizioni tra ideali e scelte concrete quotidiane stridono ed esigono risposte concrete. Umane, non burocratiche.

    Scoprire, nella seconda parte del libro, come il dolore possa trasformarsi, almeno parzialmente, in una dimensione più umana e vivibile anche senza rompere (sarebbe impossibile) i confini di una malattia ancora vincente, non è risposta valida se non se ne comprendono i presupposti e le radici. Se non si affronta, cioè, il viaggio di vita e conoscenza della prima parte.

    Non è paradossale mettersi in cammino a fianco di un giurista sempre e comunque rispettoso del dato normativo, che però si propone, nello scorrere progressivo della sua storia personale e professionale, come uomo affascinato dall’antropologia e dal pensiero profondo, anche non istituzionale.Sfera astratta perché basata sullo studio, ma concreta perché confrontata nell’esperienza e misurata dall’incontro con culture e persone. Incontro dal quale non si esce se non trasformati e proiettati avanti o chiusi per sempre in se stessi.

    Da ogni pagina traspare la curiosità genetica, la necessità innata della ricerca fino a dissotterrare risposte ai perché e alle contraddizioni della vita, la capacità viscerale di rimettere in discussione le certezze e di trasformare le novità anche paradossali in opportunità e scelte. E forse, nel common sense, leggere di un direttore di RSA che passa il proprio tempo libero a parlare con culture di luoghi remoti, a collezionare esperienze poco ortodosse nella civiltà occidentale (compresa l’assunzione di sostanze psicotrope e l’accettazione di pratiche estreme come la purificazione tramite il sudore fino all’osso), può e deve essere sentito come disturbante. Disturbante come tutte le occasioni nelle quali le nostre granitiche certezze (un malato di Alzheimer deve essere ovviamente sedato e legato per il suo bene, tanto per fare un esempio), costruite e cementate negli anni, vengono messe in discussione.

    Ma il senso autentico di quei primi tre capitoli è esattamente qui, e prescinderne è impossibile. Diversamente, alla fine del libro, dopo aver percorso trent’anni di storia professionale innovativa, si potrà anche cortesemente ammirare un percorso anomalo che ha realizzato frutti concreti, ma non lo si potrà condividere nel profondo: il dubbio resterà, la voglia di restare sulle sponde rassicuranti della normalità consolidata anche. La paura del nuovo avrà una volta di più il sopravvento.

    La legislazione italiana, partendo dalla nostra straordinaria Costituzione, ha un solo concetto al centro: la persona. L’uomo. Il cittadino. Coi suoi diritti ed i suoi doveri. Quelloche ne discende, dalle leggi fatte dal parlamento all’ultimo dei regolamenti condominiali, dovrebbe uniformarsi a questo principio assoluto, il principio di libertà e di dignità in ogni fase, ambito e momento della nostra vita. È un balletto, che chiunque lavori nella pubblica amministrazione conosce bene, che oscilla continuamente tra il rispetto di questa base formale e la sua negazione nei fatti. E l’autore, formato anche nella filosofia epoi approdatoagli studi giuridici, ha affrontato il passaggio fondamentale del lavoro e della responsabilità scoprendo man mano che quelle certezze combinate, filosofia e diritto, dovevano essere fuse e coordinate in un’unica prospettiva: la persona.
    E scoprendo, tra foreste amazzoniche, altopiani del Tibet, libri, meditazione e sguardi di pazienti disperati (e sostanzialmente negati nei loro diritti costituzionali), che scindere, dentro lapersona, corpo ed anima, mente e cuore (come la filosofia e l’antropologia moderne hanno imposto), è fonte di dolore e di inaridimento delle risposte e delle prospettive. E come invece altre culture, ricerche, pratiche, continuano a ricomporre le risposte antiche ai bisogni più profondi e radicati dell’uomo.

    Inutile sottolineare come da queste righe vengaa galla il travaglio di questo percorso, ma anche la sua bellezza e fruttuosità. Non facile, esattamente il contrario, arrivare a riconoscere dentro di sé che il mondo del pensiero appreso necessitava di revisione profonda per evolvere (davanti alla realtà della sofferenza) e per diventare patrimonio vivo e vitale. E dire anchela Legge Basaglia non ha senso se la si applica guardando il corpo e non la persona nella sua totalità (scissi dal pensiero plurisecolare, ricomposti in altri mondi antichi e moderni), mettendo al centro la (apparente) sicurezza ed organizzazione anziché il diritto di persone fragili ad essere oggetto di attenzione, cura, anche in situazioniestreme.E infine comprendere come queste pagine ci indicano prioritariamente ed urgentemente che, in qualsiasi settore ci troviamo avivere ed operare, siamo chiamati a porci come esseri umani verso altri esseri umani e che le leggi, le prassi, le opzioni mediche e giuridiche devono mettersi aservizio ed integrarsi in scelte che portino sollievo, crescita, incontro.

    Anche ribaltando (senza mai violare le norme, Rocconsu questo è inflessibile, quelloche ha organizzato si muove ed esplica integralmente e rigorosamente dentro l’Ordinamento giuridico, evolvendone l’interpretazione) convinzioni e certezze spesso di comodo e apparentemente impossibili da mettere in discussione.
    Che questo strano signore sia finito nel mondo dell’assistenza è solo un dettaglio, mi permetto di provocare, nell’impressione intensa, (pacatamente ma implacabilmente) provocatoria e disturbante che lascia questo saggio. O, meglio, solo una situazione occasionale (ammesso che il caso esista, e parliamone), una conseguenza. Avrebbe agito in ugual modo, ipotizzo, anche si fosse trovato a lavorare nel mondo dei trasporti, dell’economia, della pianificazione ambientale.La sostanza e l’accidente. L’essenza è la scoperta radicale ed illuminante che l’essereumano è inscindibile nelle sue componenti, e la nostra civiltà e cultura occidentali sono chiamate a rendersene conto ed agire di conseguenza, il tempo è scaduto, i frutti velenosi hanno avvelenato abbastanza. Modificando il proprio pensiero, modificando le proprie scelte e prospettive. Le norme di legge sono a servizio della persona e le persone le devono interpretare ed applicare in questo senso.

    Che tu sia medico, infermiere, amministrativo o altro, se non accetti questa visione continuerai ad essereun ottimo medico, infermiere, amministrativo. Ma da solo, e piegandoti a prassi sclerotizzate che non realizzano il fine della nostra società, servire l’uomo.
    Agli operatori di questo mondo assistenziale la valutazione tecnica e professionale delle strade che l’Autore testimonia e propone, non è il mio mestiere e non mi azzardo. A tutti la meditazione sulle provocazioni che questo ragazzo orgogliosamenteanomalo e rigorosamente integrato, sciorina parlando in primis a se stesso per dialogare con chiunque. Quasi insopportabile, nella sua appassionata levità, quasi intollerabile non provocare.

    Lorenzo Graziola

Solamente clienti che hanno effettuato l'accesso ed hanno acquistato questo prodotto possono lasciare una recensione.

Altri Prodotti