Il libro per fronteggiare il lutto: quattro domande agli autori di «Non sono più io»

Elisa Mencacci, Adalberto Bordin e Valentina Busato, autori di «Non sono più io. Come fronteggiare l’interminabile lutto nella demenza» (Editrice Dapero 2020) rispondono a quattro curiosità su uno dei tabù culturali più difficili da scalfire: il fine vita e il lutto. Temi urgenti e delicati che gli autori trattano con competenza per sostenere tutti noi nella comprensione ed elaborazione delle perdite, soprattutto se assistiamo persone nelle ultime fasi della vita.

Da dove nasce l’idea di questo libro?

Il volume Non sono più io nasce dall’esperienza di due psicologhe e un geriatra legati da una sfida comune: riuscire a superare vecchie idee e antichi tabù sull’invecchiamento. L’intento è allargare la prospettiva sul mondo degli anziani senza la paura di addentrarsi nelle zone più oscure rappresentate da pensieri di finitudine e di limite, attraverso forme di sofferenza difficilmente «categorizzabili» in altri schemi predefiniti. Le narrazioni raccolte in anni di assistenza alle famiglie con anziani e con persone con demenza raccontano di pezzi «rubati, perduti, dispersi… pezzi di sé, della propria storia e della propria identità» che irrimediabilmente se ne vanno. Si tocca con mano qualcosa di unico e spesso di indecifrabile nell’anziano e nella famiglia che assiste.

L’idea del libro nasce dal cercare di decifrare questa complessità di reazioni, emozioni, vissuti e dal tentativo di «affrontare l’indicibile» dando un nome, trovando le parole per descriverlo e per renderlo un po’ meno spaventoso.

Ciò da cui si è partiti e l’obiettivo ultimo è dare voce a chi è più fragile, a chi combatte battaglie silenziose e cambiamenti radicali. La necessità degli autori è quella di andare oltre alla morte, di sdoganare l’idea di lutto come spazio unicamente associabile all’esito finale, di ben definito e rivolto solo a categorie specifiche di intervento.

Qua si propone invece con forza il concetto di lutto come un insieme di molteplici dimensioni che toccano la vita di ognuno a partire dalla percezione di una perdita, reale ma anche simbolica, di una parte di sé e della propria vita relazionale.

Libro Non sono più io

Il lutto nella demenza vuole essere inoltre un riferimento teorico e operativo essenziale per aiutare coloro che vivono e assistono: l’idea di un percorso nel tempo, a partire dalla diagnosi e fino a tutte le tappe che ne segnano le inevitabili perdite e il tempo che rimane.


A chi è rivolto?
l libro di rivolge a tutti coloro che si sono ritrovati ad assistere un anziano, accompagnandolo nel lungo percorso di vita, naturale o di malattia. Il testo è indicato ai professionisti che, operando a diverso titolo nell’area anziani, desiderano approfondire alcuni aspetti legati alla dimensione del lutto e dell’accompagnamento alla fine della vita. In modo particolare è rivolto a quelle professioni d’aiuto che hanno il compito di addentrarsi nei meandri delle emozioni e delle complesse relazioni tra gli anziani e le famiglie: psicologi, assistenti sociali, educatori, coordinatori, ma anche infermieri e operatori assistenziali che possano assistere in strutture residenziali o centri diurni.
Il testo fornisce chiavi di lettura e consigli pratici anche per tutti coloro che seguono a domicilio anziani e persone con demenza: assistenti privati, operatori domiciliari, volontari ma anche gli stessi familiari, grazie ad un linguaggio semplice e facilmente comprensibile.

Perché c’è bisogno di affrontare la tematica del lutto?
Il bisogno nasce dalla necessità di dare una forma a ciò che si vive, spesso con paura, confusione, incertezza, quando la malattia e la morte sopraggiungono. Pensare alle perdite e all’avvicinarsi della fine crea inevitabilmente un senso di distacco, pesantezza, indecifrabilità e smarrimento.
È necessario conoscere le conseguenze delle perdite irreversibili che si verificano in queste situazioni, sia nell’invecchiamento «nella norma», sia in quello «patologico». Sono perdite reciproche che interessano sia l’assistito sia chi assiste.

  A ogni perdita segue un lutto come inevitabile conseguenza dolorosa. Sono lutti particolari perché prevedibili, precoci, lenti, continui, progressivi, inarrestabili e a volte immodificabili nel tempo. Se non si conoscono, non solo non si affrontano in maniera adeguata, ma la loro presenza non elaborata e complicata, può impedire un’adeguata attività assistenziale e produrre grande sofferenza (Introduzione p.14).


Assistere un anziano con demenza comporta un percorso di perdite progressive e di ferite, spesso invisibili ai familiari, ma in grado di lasciare cicatrici indelebili se non riconosciute adeguatamente. Pensiamo pertanto che addentrarsi in questi oscuri e tortuosi sentieri della vita possa essere un primo passo importante per chi assistiamo, per un nostro caro, per noi stessi: saper riconoscere per poter gestire con maggior competenza ciò che non potrà più essere uguale a prima.

A partire da questo, crediamo che poter acquisire strategie relative alla gestione del lutto possa divenire un bagaglio prezioso per far fronte al lungo e tortuoso percorso di cura e di vita, cercando modalità più funzionali per sopravvivere al dolore e alle sfide dell’esistenza.

Qual’è il messaggio positivo di questo testo?
La cosa più sorprendente del lavorare a tu per tu con il lutto è quella di toccare con forza aspetti assolutamente «vitali» e «umani» che offrono nuove incredibili possibilità. A partire dal riconoscere che provare dolore è qualcosa di assolutamente normale e addirittura utile.
Il volume fornisce una lettura positiva della persona, anziano o caregiver, come individuo ancora in grado di essere resiliente, anche nella situazione di lutto e di perdita, mostrando capacità e risorse per poter far fronte alle sfide della vita.
Il concetto chiave è la capacità di resilienza in grado di favorire un buon adattamento anche a situazioni stressanti o particolarmente difficili per la persona, come ad esempio una grave malattia. Pertanto, gli autori vogliono valorizzare le numerose risorse e le strategie utili nel gestire le emozioni, illustrando per ogni tappa del percorso i suggerimenti più utili, ciò che è ancora possibile fare per fronteggiare le perdite della demenza e il lutto che ne consegue.
La sfida della malattia e della morte è assunta non solo come limite ma soprattutto come opportunità per ridisegnare un significato alle mappe simboliche e relazionali che mantengono unite le persone, che danno senso al vivere.

Il messaggio ultimo del volume è quello di ricordare a tutti noi che si può trovare un nuovo senso anche nell’ineluttabile, permettendo un sentire nuovo e fiducioso. Fiducioso perché si è finalmente in grado di dargli un nome, un contorno, una sua – seppur assurda – normalità. La normalità è quella di essere uomini e donne capaci di vivere nonostante la perdita, capaci di trovare dignità anche nel morire, o sollievo nella ferita, sapendo di non essere mai realmente soli.

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