N. 8 - Dicembre - 2017


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La crisi dei corpi intermedi

Come il digitale sta cambiando le associazioni di categoria


A cura di Renato Dapero


Parlare di Corpi Intermedi oggi sembra un’idea fuori tempo. Molti sostengono che siano i social network a svolgerne le funzioni e quindi sarebbero loro i nuovi corpi intermedi. Soltanto facebook e simili dunque possono svolgere oggi quella funzione indispensabile di mediazione tra le persone e le istituzioni? Tra la gente comune e il potere? Ad alcuni sembra dunque verosimile che corpi sociali creati da gruppi di persone stiano rinascendo utilizzando forme e regole diverse dal passato. Le nuove regole dipenderebbero dalla rivoluzione digitale che ha favorito la diffusione in ogni campo del processo di disintermediazione. La disintermediazione è comparsa nel mondo della finanza e ha dato nome al fenomeno delle forme di risparmio alternative, (come azioni, fondi comuni e titoli assicurativi) contrapposte alle forme tradizionali offerte con l’intermediazione delle banche.


Con l’affermarsi del digitale la disintermediazione si afferma anche nel commercio, essendo possibile raggiugere direttamente il fornitore e acquistare senza i passaggi intermedi. Si afferma in politica, infine, a sostegno della tesi che chi governa deve poterlo fare con efficacia e rapidità senza intralci, sminuendo così il significato e l’importanza di molte realtà aggregative quali sindacati, partiti e associazioni di categoria. 


La trama di collegamenti e interessi, quindi di relazioni, che ha funzionato per decenni è stata messa in crisi dalla rete e dalle sue sconfinate potenzialità di comunicazione. Ma se è vero che la disintermediazione diminuisce i tempi e i costi è anche vero che riduce – o quanto meno modifica – la qualità emotiva delle relazioni. Tuttavia l’uomo non ha cessato di essere un animale sociale, non si è trasformato in un soggetto individuale insensibile che non socializza i suoi desideri, i suoi dubbi e le sue paure. 


Che cosa sta succedendo allora? Semplicemente abbiamo cambiato gli strumenti. Grazie ai social network si sta consolidando un nuovo modo di gestire le relazioni. Ecco in che senso sono proprio questi la nuova forma di corpo intermedio. L’idea è interessante, anche se la mia età e la mia cultura tendono a spingermi nella direzione delle relazioni tradizionali. Sì, l’idea è molto interessante perché questo nuovo corpo intermedio ha caratteristiche potenti. Non ha gerarchie, perché non c’è un Presidente o comunque un capo (al massimo un coordinatore del gruppo), quindi ha una struttura orizzontale. Però è verticale nel funzionamento: non ha ritualità, come riunioni a una certa data e ora, e punta dritto a uno scopo determinato.


Quel che più conta è che ciò che tiene in vita il gruppo, oltre all’obiettivo comune, è la fiducia reciproca. Non è poco se si pensa che la crisi di partiti, sindacati e associazioni è proprio dovuta al venir meno della fiducia. Ecco il valore della disintermediazione. I rapporti si sviluppano in modo libero dalle precedenti mediazioni di soggetti istituzionali, o comunque organizzati, e riescono a originare una forma nuova d’inclusione. A noi non sfugge, però, che in questo modo si accetta la creazione e il rafforzamento di nuove forme di mediazione, più evolute e sostenute dal digitale, ma che restano pur sempre forme di mediazione. Non si può negare peraltro che il social networking abbia altri pregi (come la partecipazione attiva, diversa dalla semplice adesione a un’organizzazione da cui aspettarsi aiuti o protezione). 

Dunque la crisi dei corpi intermedi tradizionali è inevitabile e irreversibile? Anche nel nostro settore ci sono state associazioni che hanno «fatto tanto» e che comunque si sono viste ridurre le fila. Si tratta di una crisi di numeri, ma soprattutto di credibilità, perché esse hanno perso – complice lo sfarinamento sociopolitico del nostro tempo – la loro vera funzione di collegamento e di supporto. In realtà corpi intermedi forti e autorevoli sono ancora necessari e, per assicurarsi una possibilità, essi devono dotarsi di alcuni connotati presi a prestito dal social networking. Una cosa importante che ci insegna la rete è che nessuno all’interno di un gruppo deve aspettarsi aiuti e difese a prescindere, ma chiunque partecipi deve dare un contributo tangibile. L’utilizzo dei social è ovviamente necessario, ma niente potrà mai sostituire uno sguardo e una stretta di mano. Le due cose devono andare insieme: fisico e virtuale sono due facce della stessa medaglia.


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