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«Fuori le emozioni!» Di Giovanni Simonetti

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Il mio pianto

Non ho mai pianto come in questo periodo. Ci sono momenti in cui non mi accorgo di piangere, lo sento dalle mie lacrime intrappolate nella mascherina che aderisce al mio volto e lo bagnano in modo inaspettato. La stessa mascherina che rende tutti noi uguali, con un volto privo dell’espressione della bocca, della forma del naso, delle rughe di espressione, del sorriso involontario che facciamo. Attraverso la mascherina vedo solo occhi, tutti uguali: tristi, impauriti, speranzosi e a volte arrabbiati, contriti e socchiusi.
Qualche nonno mi chiede perché indosso la mascherina e mi dice che sente qualcosa non andare per il verso giusto, come se gli stessimo nascondessimo alcune informazioni. Un senso di angoscia probabilmente traspare dai nostri occhi, dal nostro modo di lavorare, inevitabilmente modificato. Tutti i nonni mi ringraziano per aver visto i figli in videochiamata: qualcuno piange, piango anche io, sento e vedo tanto amore. Una figlia cerca conforto nello sguardo della mamma, non lo trova e allora dice che la ama tanto per smuovere il suo animo, mi guarda e piange ringraziandomi nuovamente per aver visto la sua mamma.
Una nonna nel suo letto, ormai nelle sue ultime ore di vita mi chiede un po’ d’acqua, le bagno le labbra e ride di felicità mentre le lacrime bagnano la mia mascherina. Le accarezzo il viso ma devo uscire dalla stanza per piangere. Devo fermarmi, riflettere, riprendere fiato e soprattutto farmi coraggio per andare avanti nella giornata tanto lunga e faticosa
Un corridoio pieno di carrozzine ammassate l’una sull’altra, tante le persone che ho spinto in quelle carrozzine, sacchi neri con effetti personali riempiono il salone delle feste che ora è vuoto e silenzioso. Chiudo gli occhi, sento la musica e la voce della nostra cantante, la fisarmonica e le note che pian piano prendono posto nel mio cuore, lo cullano e gli regalano un breve attimo di tranquillità in mezzo a tanto tormento.

I miei pensieri

Oggi è stata una giornata particolarmente riflessiva, ricca di emozioni contrastanti: ansia, paura, tristezza, amarezza, delusione, sconforto, felicità di essere a casa con la mia famiglia, contentezza di vedere mia figlia e mia moglie negli occhi, sentire le loro voci, i loro pensieri che si accavallano ai miei.
In questi giorni mi ripeto spesso che questo periodo ci sta dando la possibilità di fare tesoro del nostro tempo, sempre tiranno e mai sufficiente per fare tante cose, ci sta dando la possibilità di scoprire il potenziale di resilienza che alberga in ognuno di noi, ci sta dando la possibilità di fare cose che normalmente si trascurano (come le profonde pulizie di Rita), ci sta dando la possibilità di riposarci e di stare con la nostra famiglia, di andare verso l’essenza delle cose senza fronzoli e orpelli inutili, di capire cosa è davvero utile, di non spendere denaro in modo futile e superficiale. Ma questo tempo, che si è improvvisamente allungato fino a coprire tutta la giornata, ci sta regalando la gioia di capire le vere relazioni, i veri affetti. È come se naturalmente i legami deboli e poco nutriti si autoeliminassero spontaneamente, come una selezione naturale delle relazioni interpersonali.
Quante cose ho pensato in questi giorni, quante cose avrei potuto fare, ma la paura mi ha letteralmente bloccato. Quanti libri avrei potuto leggere ma il pensiero fisso di questo brutto virus mi ha annebbiato il cervello; quante cose avrei potuto scrivere ma la delusione e la bruttura delle persone mi ha inaridito il cuore; quante persone avrei voluto incontrare, ma non si può.
Questo è il tempo per pensare che la vita è un dono inestimabile e con lei tutto ciò che di essa fa parte, il mio essere, il mio tempo, il mio amore, le mie parole, le mie consuetudini che mi danno sicurezza, la mia famiglia che mi ama e che amo, le mie letture, i miei acquisti, il mio lavoro, i miei amici, il sole, i fiori, il viso delle persone, le passeggiate in una giornata di pieno sole di primavera, la brezza del mattino, la luna piena, il pensiero di una vacanza al mare, una cena con gli amici più cari, un buon bicchiere di vino rosso, una carezza, un bacio e….
…aggiungete voi le vostre parole più care.

Giovanni Simonetti

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