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«Bisogno di relazione»

Data

Un vetro: l’unica possibilità che una mamma e una figlia hanno per vedersi, una carezza e uno sguardo filtrato dal riflesso del sole. Assisto a questa immagine al mio rientro in Fondazione, accompagno l’ospite all’incontro tanto atteso e desiderato.  Insieme mamma e figlia prendono un caffè, sana abitudine per non perdere la routine di un contatto viscerale, conversano e si osservano negli occhi per scrutare la verità l’una dell’altra. Un caro saluto affacciata alla finestra rivolto al figlio che passa in strada e che mi chiama per chiedermi se può vedere la sua mamma, provata e depressa per la recente perdita di una sua cara amica, anche lei ospite in struttura strappata letteralmente alla vita in due giorni.

«Ciao amore, ti voglio bene, dai tanti baci ai bambini, ti abbraccio con tanto affetto, non so se riusciamo ancora  a vederci»,
«ciao tesoro della mamma, vieni a prendermi».

Queste sono le parole che hanno riempito la mia giornata a lavoro e io, zitto in  un composto e devoto silenzio, ascoltavo queste parole che assordavano il mio cuore. Silenzio imbarazzante, aria mesta, occhi spenti, parole non dette, sorrisi intrappolati nelle mascherine, mani sicure e rassicuranti avvolte da guanti ormai utili e indispensabili, uomini e donne imbacuccati in divise protettive che non lasciano trapelare il proprio dolore. Chi consolerà queste solitudini di cuori stanchi e vecchi? Chi asciugherà le lacrime mature dagli occhi rugosi? Chi toccheranno quelle mani sagge? A chi racconteranno i propri deliri senili? Come potranno lasciare andare la loro anima e accompagnare il ricordo quando si presenterà alle loro menti? Come potranno dare un ultimo saluto senza vederli e sentirli? Come si consoleranno quando la malinconia farà capolino nel loro cuore?

Giovanni Simonetti

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