Quattro chiacchiere con l’autrice di «Per un’organizzazione che cura» – live online il 29 luglio h 17.30

Evento online su ZOOM organizzato in collaborazione con Villaggio Amico di Gerenzano (VA): «Quattro chiacchiere con…», mercoledì 29 luglio h 17.30 -18.30.
Dialogheremo con Letizia Espanoli, autrice del libro «Per un’organizzazione che cura» per una live su ZOOM dedicata a tutti i professionisti dell’assistenza anziano.
Il topic della giornata sarà: «cultura della trascuratezza» vs «cultura della cura». Ci chiederemo quali suggerimenti dare alle organizzazioni sociosanitarie per orientarle a uscire dal periodo post pandemia. Parleremo di come rafforzare la cultura dell’organizzazione e di come mantenere un approccio assistenziale umano e dignitoso per i nostri anziani.

All’evento interverranno Letizia Espanoli, autrice del libro e ideatrice del Sente-mente® modello, l’editore (Editrice Dapero) e Marina Indino (Direttore Generale Villaggio Amico).

L’evento è gratuito previa iscrizione (clicca qui per compilare il form). Una volta compilato si ricevono le credenziali per accedere all’aula virtuale su ZOOM).

Scopri il libro: https://www.rivistacura.it/editricedapero/prodotto/per-unorganizzazione-che-cura/
Hai domande? Scrivici su info@editricedapero.it o chiamaci al (+39) 392 5794898.
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Scopri la promozione sul libro attiva ancora fino al 29 luglio.

«NON SOLO OSS. Come diventare Operatore per Scelta e Sensibilità». Quattro chiacchiere con l’autore di Lunafasia – 14 luglio h 17.30

Martedì 14 luglio h 17.30 – 18.30.

Un’ora insieme a Luca Lodi, autore di Lunafasia, per parlare di Come diventare Operatori per Scelta e sensibilità.
Non si tratta però di una lezione frontale ma di un’immersione narrativa! Luca Lodi ci presenterà infatti la II edizione limitata di LUNAFASIA, il romanzo fantasy ambientato in RSA che dalla prima edizione del 2019 ha fatto sognare tanti lettori che desideravano un mondo di cura più umano per nostri anziani.

Perché un’edizione speciale e limitata? Per il finale alternativo del racconto che, nell’edizione nuova, è ambientato in «epoca Covid-19».
Ritroviamo Camillo, l’OSS protagonista del racconto, e ritroviamo le sue amorevoli cure per Clotilde, l’anziana afasica e personaggio chiave della storia. Ritroviamo anche la magia della Luna Blu che permette agli anziani di ringiovanire per una notte.
Troviamo però un epilogo diverso, più adatto ai vissuti delle case di riposo in tempo di pandemia e denso della stessa scossa emotiva che ha fatto di Lunafasia un romanzo critico sulle RSA ma «formativo» allo stesso tempo. In questa seconda edizione emergono ancora di più i pregiudizi e gli errori del sistema organizzativo. Solo che stavolta sono narrati in modo delicato e costruttivo, non alla maniera dei «peggiori» titoli dei giornali che gettano una luce ancora più negativa nel mondo delle case di riposo.

OLTRE IL COVID
L’edizione è limitata nel tempo e nella quantità: solo 200 copie disponibili da ora per il pubblico affezionato al mondo dell’assistenza e che hanno lo scopo di accompagnarci verso un periodo di normalità nuova, oltre l’incubo della pandemia.
IL GESTO
I diritti d’autore di Lunafasia II edizione limitata saranno devoluti in beneficienza al mondo delle RSA.
PARTECIPA ALL’INCONTRO SU ZOOM:
Compila questo modulo per iscriverti e fare quattro chiacchierare con noi e Luca Lodi (riceverai una mail di risposta con le credenziali per l’aula virtuale).

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Tre ore di formazione in regalo sul Sente-mente® modello se aderisci alla promozione per le organizzazioni

Sei un’organizzazione sociosanitaria che mira ad un’assistenza umana per i nostri servizi ma anche alla qualità organizzativa?

Solo per un periodo limitato, dal 29 giugno al 29 luglio se acquisti 50 copie del libro «Per un’organizzazione che cura» di L. Espanoli (ed. Dapero 2020) ricevi 2 ore di formazione ad hoc + 1 alla fine di un mese sul Sente-mente® modello per accrescere la tua realtà organizzativa, tenute direttamente da Letizia Espanoli.

La promozione è rivolta a tutte le strutture che vogliono trovare la propria identità di cura e che hanno il coraggio di affrontare le criticità per volgerle al miglioramento.

Per aderire alla promozione e per ricevere info sulla formazione scrivici su info@editricedapero.it oppure chiamaci al (+39) 392 5794898.

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«Un ramo di mimosa»

Era successo improvvisamente in un giorno di marzo, quando l’aria tiepida preannunciava l’imminente primavera.

Un ramo di mimosa sul comò della mia stanza regalava una nota di colore e mi lasciava immaginare la bellezza della natura che si stava risvegliando.

Presagivo  la gioia delle passeggiate nel parco con Isabel, mia figlia, e le nostre interminabili chiacchierate. Poi improvvisamente quella mattina tutto il personale di cura arrivò puntuale, con le mascherine sul volto. Con fare rassicurante dissero a me e agli altri compagni: «Circola un virus letale, pericoloso, in modo particolare per voi anziani e si tratta di proteggervi».

All’inizio mi dispiacque un po’ non riconoscere i sorrisi e la mimica del volto: provavo ad immaginare i nomi delle infermiere dalle fattezze del corpo, dal modo di incedere.

La giornata si svolse come al solito, scandita dal ritmo delle attività. Giunse nel tardo pomeriggio la telefonata di Isabel: mi raccontò con sincero dispiacere, che non sarebbe venuta: il virus obbligava a distanziarci, a proteggerci. Le dissi si stare serena, in fondo non mi mancava nulla. Avrei tollerato, ma una fitta bruciante mi sorprese già come un’assenza, un vuoto improvviso.

Arrivò la sera di quel primo giorno, a cui ne sarebbero susseguiti molti altri e fui lieta di scivolare in un sonno ristoratore. Nel sogno la primavera esplodeva nella sua vitalità e mi ritrovai bambina, cullata dalle braccia di mia madre mentre i miei fratellini felici giocavano sull’aia.

Il mattino successivo mi resi conto che «il  virus» era l’oggetto di conversazione: non si era mai vista una cosa simile. E sì che pensavo di aver vissuto molto e di possedere una discreta esperienza di vita! Un virus pericolosissimo, che falcidiava i più fragili, come me.

Una certa nota di ansia si insinuò e fece breccia in me: come avrei voluto raggomitolarmi ancora in quel caldo abbraccio del sogno! Le voci delle infermiere mi giungevano attutite dalle mascherine e il mio udito, già così fragile, non mi aiutava nel recepire le parole e le intenzioni di chi mi parlava.

C’era una sintassi nuova in quel linguaggio: distanziamento, isolamento sociale… Come se non bastasse vivere nella Residenza Sanitaria: certo lì gli operatori si prodigavano per alleggerire l’assenza dei nostri familiari, ma il virus ci costringeva a stare lontani, a evitare il contatto, una stretta di mano, il calore di un abbraccio.

Isabel mi contattò nuovamente: assaporavo quegli attimi in cui la telefonata si prolungava per dirci cose ovvie: «hai mangiato? Stai bene?». «Non preoccuparti!». Mi sforzavo di trattenere il suono della sua voce e di ritrovarlo durante il giorno, quando l’assenza si faceva più dolorosa, quasi come una ferita bruciante.

E così guardavo dalle finestre esplodere la primavera: gli alberi slanciati, già rivestiti di tenere foglie, i primi fiori nel prato. Assaporavo l’aria fresca  e pulita e provavo a respirare lentamente, lasciando che i ricordi riaffiorassero ancora. Quella festa di paese, in cui per la prima volta incontrai il mio Tony: era un giorno di primavera, proprio come oggi. C’era musica, profumo di pane fresco, i nostri sguardi giovani ed innamorati s’incontrarono. Ancora a pensarci mi emozionava! Oggi il tempo si era fermato, nell’attesa di un domani non più desiderabile.

Ma che cosa stavo pensando, mi rimproverai. Certo che volevo e desideravo più di ogni altra cosa l’abbraccio di Isabel.

Quando sarebbe ritornata, sarei stata lì con lei in quel caldo ed infinito abbraccio per dirle quanto mi era mancata.

Guardai il ramo di mimosa e sorrisi, sognando l’abbraccio che sarebbe arrivato.

I nomi citati sono di fantasia, così come questo racconto che si ispira ad una storia di vita.

Alessandra Bernardinello
Infermiera Casa di Riposo San Gaetano – Opera don Guanella

«Fuori le emozioni!» Di Giovanni Simonetti

Il mio pianto

Non ho mai pianto come in questo periodo. Ci sono momenti in cui non mi accorgo di piangere, lo sento dalle mie lacrime intrappolate nella mascherina che aderisce al mio volto e lo bagnano in modo inaspettato. La stessa mascherina che rende tutti noi uguali, con un volto privo dell’espressione della bocca, della forma del naso, delle rughe di espressione, del sorriso involontario che facciamo. Attraverso la mascherina vedo solo occhi, tutti uguali: tristi, impauriti, speranzosi e a volte arrabbiati, contriti e socchiusi.
Qualche nonno mi chiede perché indosso la mascherina e mi dice che sente qualcosa non andare per il verso giusto, come se gli stessimo nascondessimo alcune informazioni. Un senso di angoscia probabilmente traspare dai nostri occhi, dal nostro modo di lavorare, inevitabilmente modificato. Tutti i nonni mi ringraziano per aver visto i figli in videochiamata: qualcuno piange, piango anche io, sento e vedo tanto amore. Una figlia cerca conforto nello sguardo della mamma, non lo trova e allora dice che la ama tanto per smuovere il suo animo, mi guarda e piange ringraziandomi nuovamente per aver visto la sua mamma.
Una nonna nel suo letto, ormai nelle sue ultime ore di vita mi chiede un po’ d’acqua, le bagno le labbra e ride di felicità mentre le lacrime bagnano la mia mascherina. Le accarezzo il viso ma devo uscire dalla stanza per piangere. Devo fermarmi, riflettere, riprendere fiato e soprattutto farmi coraggio per andare avanti nella giornata tanto lunga e faticosa
Un corridoio pieno di carrozzine ammassate l’una sull’altra, tante le persone che ho spinto in quelle carrozzine, sacchi neri con effetti personali riempiono il salone delle feste che ora è vuoto e silenzioso. Chiudo gli occhi, sento la musica e la voce della nostra cantante, la fisarmonica e le note che pian piano prendono posto nel mio cuore, lo cullano e gli regalano un breve attimo di tranquillità in mezzo a tanto tormento.

I miei pensieri

Oggi è stata una giornata particolarmente riflessiva, ricca di emozioni contrastanti: ansia, paura, tristezza, amarezza, delusione, sconforto, felicità di essere a casa con la mia famiglia, contentezza di vedere mia figlia e mia moglie negli occhi, sentire le loro voci, i loro pensieri che si accavallano ai miei.
In questi giorni mi ripeto spesso che questo periodo ci sta dando la possibilità di fare tesoro del nostro tempo, sempre tiranno e mai sufficiente per fare tante cose, ci sta dando la possibilità di scoprire il potenziale di resilienza che alberga in ognuno di noi, ci sta dando la possibilità di fare cose che normalmente si trascurano (come le profonde pulizie di Rita), ci sta dando la possibilità di riposarci e di stare con la nostra famiglia, di andare verso l’essenza delle cose senza fronzoli e orpelli inutili, di capire cosa è davvero utile, di non spendere denaro in modo futile e superficiale. Ma questo tempo, che si è improvvisamente allungato fino a coprire tutta la giornata, ci sta regalando la gioia di capire le vere relazioni, i veri affetti. È come se naturalmente i legami deboli e poco nutriti si autoeliminassero spontaneamente, come una selezione naturale delle relazioni interpersonali.
Quante cose ho pensato in questi giorni, quante cose avrei potuto fare, ma la paura mi ha letteralmente bloccato. Quanti libri avrei potuto leggere ma il pensiero fisso di questo brutto virus mi ha annebbiato il cervello; quante cose avrei potuto scrivere ma la delusione e la bruttura delle persone mi ha inaridito il cuore; quante persone avrei voluto incontrare, ma non si può.
Questo è il tempo per pensare che la vita è un dono inestimabile e con lei tutto ciò che di essa fa parte, il mio essere, il mio tempo, il mio amore, le mie parole, le mie consuetudini che mi danno sicurezza, la mia famiglia che mi ama e che amo, le mie letture, i miei acquisti, il mio lavoro, i miei amici, il sole, i fiori, il viso delle persone, le passeggiate in una giornata di pieno sole di primavera, la brezza del mattino, la luna piena, il pensiero di una vacanza al mare, una cena con gli amici più cari, un buon bicchiere di vino rosso, una carezza, un bacio e….
…aggiungete voi le vostre parole più care.

Giovanni Simonetti

#Withyou

Due iniziative a sostegno delle strutture per affrontare l’emergenza

COVID-19 Monitoring e MyFamily


I due servizi in costante aggiornamento, supportano le strutture a salvaguardare la salute degli operatori, degli ospiti e a mantenere i contatti con i familiari. L’attivazione è gratuita e indipendente dal software di cartella clinica elettronica.

«Riconoscersi ancora»: presentazione del libro a Milano-Affori

Un libro utile a tutti coloro che assistono persone anziane fragili in struttura e a domicilio. 

Una riflessione sulle perdite che l’anzianità e la demenza impongono alla persona che, di fronte allo svanire dei ricordi, del linguaggio e dei propri punti di riferimento rischia di non «riconoscersi» più. 

E come possono gli operatori e i familiari sostenerla nel ritrovamento della propria identità?

Comunicazione, resilienza e strategie di fronteggiamento delle perdite possono essere validi strumenti per ristabilire una relazione di cura accogliente e proficua.

Alla presentazione sarà presente l’editore (Editrice Dapero) e l’autrice Rita D’Alfonso (psicologa e psicoterapeuta).
Introduce i lavori il direttore della Casa Famiglia Gianpaolo Boldori. 

Presenza libera previa iscrizione su info@editricedapero.it.
Alla fine della presentazione sarà offerto un rinfresco a tutti i partecipanti.

«Non trovo le parole»: un incontro a Tradate

Un incontro prenatalizio per parlare di comunicazione, relazione e cura sulla base delle suggestioni e degli argomenti del libro «Non trovo le parole» (Editrice Dapero 2017) di Silvia Pellegrini e Cinzia Siviero.

Un testo utile a tutti coloro che per motivi personali o professionali si prendono cura di una persona anziana affetta da demenza per capire, attraverso le basi del Metodo Validation®, quali aspetti della comunicazione è possibile migliorare e come poter interagire meglio per costruire una relazione basata su un continuo scambio e sul benessere dell’anziano e del caregiver.

Alla mattinata di incontro saranno presenti l’autrice Cinzia Siviero, l’editore (Editrice Dapero) e la Responsabile Risorse Umane della Fondazione Velini, Monica Ravarotto.

Sarà l’occasione per parlare e per scambiarsi gli auguri di Natale dopo un rinfresco offerto dalla struttura.
La partecipazione è libera ma è gradita la prenotazione: info@editricedapero.it

Per un futuro di «Buontrattamento» – Emilia-Roagna

Il ciclo di conferenze promosso dalla rivista CARE&Management in diverse regioni d’Italia si conclude in Emilia-Romagna il 4 dicembre 2019 a Bologna, presso la «Sala consiliare del Quartiere Navile», ore 9.00.

Durante il tour siamo stati accompagnati da professionisti impegnati concretamente a rendere effettiva una cultura più umana e più rispettosa e siamo stati guidati dal concetto del «buontrattamento», che ci ha aiutato a svelare esempi positivi già esistenti nel settore e ci ha resi più consapevoli del valore delle azioni che compiamo ogni giorno.

Anche in questa tappa finale l’obiettivo è quello di trovare soluzioni atte a migliorare la qualità della vita percepita dagli utenti dei servizi e dai loro famigliari, con la consapevolezza che solo un’adeguata formazione renderà possibile un’evoluzione positiva dei servizi.

Consulta il programma completo della conferenza di Bologna
L’ingresso alla conferenza è gratuito previo invio della scheda d’iscrizione compilata (ultima pagina della brochure) a info@editricedapero.it.