N° 5 - Marzo 2014


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Le difficoltà dei servizi di assistenza sociosanitaria.
Aprirsi e comunicare per superare l’ignoranza e accrescerela motivazione.
 
 
Un anno fa ho aperto questa rubrica con unacitazione di Picasso: “ Cerco sempre di fare ciò che non sono capace di fare,per imparare come farlo.” Non so dire se questo tempo mi è bastato per impararema di sicuro ho migliorato le conoscenze dell’assistenza sociosanitaria. Cisono all’interno del nostro mondo mille e più sfaccettature di pensiero e hoavuto il piacere di conoscere tanta, tanta gente intelligente e appassionata, chepuò accendersi e in un attimo ritrovare la forza di correre in queste nostre realtàspesso dimenticate dal potere e di solito tenute a distanza dai più. Il nostroè un mondo che “fa paura”, ci occupiamo del disagio e le famiglie vengono aconoscerci quando sono impotenti di fronte a un problema grande e a trattimisterioso.
Pochi conoscono le nostre professioni, pochile sanno comprendere nei loro significati veri e forse pochi ci sanno realmenteapprezzare. Eppure sono stati fatti tanti progressi nel tempo. Sono miglioratele strutture di ospitalità e anche le nostre capacità di gestire il servizio.Negli ultimi venticinque anni di lavoro sono nate strutture modernissime dotatedi arredi funzionali e di strumenti efficaci per l’igiene. Ci siamo scrollatidi dosso l’odore del “ricovero”… ma a volte mi viene il dubbio che non sia veroe che ancora tante persone pensino che le nostre strutture siano luoghi in cuisi consumano ingiustizie e angherie.
Non sanno quale complessità in realtàdobbiamo affrontare!
Due esempi concreti. Dobbiamo garantire levie di fuga per sicurezza antincendio e quindi dotare le porte di maniglioneantipanico; ma un anziano residente può non capire che questa possibilità èdata per il caso d’incendio e usa quella porta semplicemente per uscire, con unevidente pericolo per la sua incolumità. E allora installiamo un allarme e se qualcunospingerà, un suono richiamerà il personale; ma l’assistente più vicino potrebbeessere magari impegnato in un compito delicato che non si può lasciare a metà,così l’intervento non è immediato. Per compiere l’opera fuori dalla portapotrebbe esserci una scala antincendio con gradinata metallica e scivolosanell’umida notte d’inverno. Ed ecco che mentre un assistente corre, l’anzianoresidente cade rovinosamente giù per le scale. Quale che sia la soluzione dataal problema, il rischio anche penale per gli operatori in servizio e per iresponsabili della struttura difficilmente può essere del tutto evitato. Esistedunque un rischio anche all’interno di provvedimenti concretamente orientati albenessere a e alla sicurezza dei residenti!
C’è poi il potenziale conflitto tra libertà esicurezza tutte le volte che il medico prescrive uno strumento contenitivo.  Nessuno vuole farsi “legare” e nessunassistente ama compiere atti sadici, tuttavia in certi casi la contenzione ènecessaria per soddisfare le esigenze di sicurezza e incolumità. Con lacontenzione spesso da un lato rendiamo più difficile il rapporto col residente edall’altro non evitiamo del tutto il rischio penale per la limitazione dellalibertà personale.
La considerazione conclusiva è che occorreun’azione di comunicazione forte e orientata per uscire da questo cono d’ombrain cui i servizi sono confinati. Dobbiamo far sentire la nostra voce diffondendola conoscenza dei problemi che giornalmente affrontiamo rivolgendoci anche alnostro interno, alle migliaia di operatori che svolgono giornalmente il lorolavoro con impegno e professionalità. Nessuno deve sentirsi solo e perderemotivazione, tutti devono sapere che il lavoro di cura sociosanitario è unlavoro di alto profilo tecnico ed etico e i primi ad esserne sostenitori convintisiamo proprio noi.
Anoss Magazine si propone l’obiettivo dipromuovere  questa attività formativa edivulgativa.