N° 4 - Dicembre 2013


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“Il tema dell’empatia chiama a un confronto con l’esperienzavissuta a un approfondimento delle emozioni, delle reazioni corporee, degliatti mentali che intervengono nel nostro rapporto con gli altri
(Laura Boella – Sentire l’altro)[1]
 
Nei corridoi della struttura si incontrano persone, non ospiti o personaggi strani. Si incontrano persone a volte con  atteggiamenti anomali e quindi difficili dacomprendere. Ma perché un anziano deve accanirsi tanto per come è finita unacorsa di formula uno? Si scaglia contro i dirigenti della Ferrari e lanciaimproperi contro il pilota giudicato coniglio e rinunciatario. Nessuno loascolta, al massimo qualcuno gli dice, calma, calma tanto.. vedrai, prima o poila Ferrari vincerà.. Cosa sarebbe invece se gli chiedessimo un parere su comedovevano organizzare la squadra e sulle capacità di qualche altro pilota.Diavolo, è un uomo appassionato di corse, non è una cosa strana! La suapassione lo mantiene attento, in fondo gli da una ragione per vivere. Un po’più avanti nel corridoi ecco che si incontra quella signora che tutti apostrofacon espressioni irripetibili “ tè, tè, tè” e giù parolacce offensive. Alcuni siarrabbiano e le rispondono male, altri cercano genericamente di calmarla, quasitutti la ignorano. Si è mai chiesto qualcuno cosa abbia sofferto in passato pervere atteggiamenti ostili verso tutti? Si esprime male? Non usa praticamenteuna lingua intellegibile? Ebbene, rispondetele nella sua lingua: si esprimosolo con monosillabi e parolacce, interpellatela con gli stessi monosillabi e sostituitele parolacce con delle domande. E alla fine ecco spuntare la più affascinante esconosciuta, romantica donna che, istituzionalizzata da un tempo lontanissimo, cercadi spiegare a tutti che è lunga e difficile per lei l’attesa del suo bambino. “Maquale bambino che non hai figli”. Così le dicono tutti, ma lei è sicura, prestonascerà ed figlio di .... Se le dite semplicemente che non è vero le fareteriaprire chissà quale ferita, fatele delle domande coerenti con le sueaffermazioni e avrete in dono la sua amicizia.
Ho tolto tre esempi reali dalla mia esperienza personale.Tre persone speciali, di sicuro intelligenti, ma scoordinate nei ricordi enelle forme comunicative. Tre persone che difficilmente potevano essere inseritenello schema di rapporto che mette il curante su un piano di superiorità. Soloin un rapporto paritario è possibile comunicare. All’appassionato di formulauno ho fatto domande tecniche e gli ho concesso credito anche dopoaffermazioni  infondate. A quella cheincontrandomi diceva “tè,tè, tè” e poi offendeva ho risposto “Tè, tè, tè, macosa mi vuoi da me ? perché non stai a parlare con me?” e da allora mi guardatosenza più insulti. E alla speranzosa innocente madre in eterna attesa ho dettoche sarei stato molto felice di incontrarla ancora per sapere di suo figlio eche volevo sapere che nome le darà quando lo porterà al battesimo.
Non si è trattato di simpatia e neanche di compassione, misono messo nei loro panni, assegnando loro la dignità che si aspettavano. “Eguarirai da tutte le malattie – perché sei un essere speciale – ed io avrò curadi te” [2]la premessa indispensabile per la cura è che l’altro sia riconosciuto nonsemplicemente ma come un essere “speciale”




[1] LauraBoella Sentire l’altro – Cortina editore 2006

[2] Franco BattiatoLa cura -