N° 3 - Settembre 2013


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“Quando desideri qualcosa, tutto l'Universo cospiraaffinché tu realizzi il tuo desiderio”.
(PauloCoelho,L'alchimista, 1988)[1]
 
Da giovanissimi, abbiamo sognato obiettivi importanti e grandirisultati. Poi a poco a poco la durezza della vita, così ci siamo detti, o,peggio, la sfortuna ci hanno ridimensionato rendendoci più vulnerabili.
 Ci siamo arrabbiaticon la sorte e ci siamo lamentati  “dellapioggia incessante” arenandoci in una spiaggia desolata dove è difficilel’azione del desiderio. Così abbiamo avviato una visione pessimistica equalcuno ha finito per credere che non valga la pena di perseguire obiettivi,perché se raggiungeremo qualcosa sarà quando non lo desideriamo più![2]Ma non si può vivere senza desiderare, il problema è cosa e come desiderare.
.(Dalla presentazione del Meeting di Rimini 2013)
L’affievolirsi del giovanile slancioci porta ad accontentarci di gestire desideri “minori” a torto ritenuti sufficientiper definire il nostro status. Così ci accontentiamo di un aperitivo nel localealla moda o di un’incursione nell’autlet più vicino per comprare qualche nuovostraccetto truccato da vestito di alta classe.
Come possiamo permetterci dimantenere imbrigliata in questa pochezza la nostra ricerca di senso della vita,ancor più noi che siamo immersi in un lavoro dove la relazione con l’uomo èl’elemento centrale?
Dobbiamo tornare al nostro sogno di gioventù e scopriremo cheforse non è più quello. Non perché la durezza della vita o peggio la sfortunaci ha perseguitati, ma perché la nostra vita ci ha condotti pian piano per manofin qui per farci capire il nostro destino è un altro. Allora ricominciamo adesiderare pensando che il nostro posto nel mondo è grande perché grande è l’operache noi svolgiamo. Dobbiamo ricominciare a credere abbandonando strane religioniche ci inducono a pellegrinaggi più o meno frequenti nelle nuove commercio-cattedrali.Dobbiamo trovare un punto di partenza nella scintilladel desiderio, cercare un senso compiuto alla nostra vita riconoscendo le forzeche influiscono su di noi anche quando negative perché ci insegnano arealizzarci. Ogni volta che ci tolgono qualcosa, infatti, non ci tolgonorealmente ma ci indirizzano verso la nostra realizzazione personale. Qualunquesia il nostro ruolo nel lavoro e nella vita, solo se desideriamo profondamente,con coraggio e fiducia possiamo raggiungere la nostra meta, quella che ci èdata come specifica missione nell’universo. Ricordiamoci che solo così, con lanostra volontà scaturita dal cuore e con la mediazione di tutto ciò che cicirconda possiamo concretizzare la nostra missione sulla terra. E fare questo nonè una mera possibilità, è un nostro dovere, forse l’unico vero profondo dov




[1] PauloCoelho: scrittore nato a Rio de Janeiro il 24 ago 1947 da una famiglia diorigini portoghesi. Spinto da un‘istintiva avversità per le regole ebbe forticontrasti con la famiglia e la società tanto da conoscere  l’ospedale psichiatrico, il carcere e latortura. Dal 2007 è tra i “messaggeri di pace” dell’Onu.

[2] VediCesare Pavese: “Il mestiere di vivere, 1935/50” (postumo 1952).