N° 10- Giugno 2015


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Dobbiamo trovare l’equilibrio e ilcoraggio dell’età adulta, provare stupore per il senso che diamo alla grandebellezza della vita che ci scorre accanto.
 
 “Non mettermiaccanto a chi si lamenta
senza mai alzare lo sguardo.
A chi non sa dire grazie.
A chi non sa accorgersi più di untramonto.
Chiudo gli occhi, mi scosto di unpasso…
Sono altro.
Sono altrove.”
 
(Alda Merini)
 
Ci è sembrato sensato inaugurare la stagione estiva con una poesia diAlda Merini[1],che ci ricorda la bellezza della vita e dell’essere persone per davvero. Lapoetessa ci invita a non abbandonarci passivamente alla lamentela; ci esorta adampliare il nostro orizzonte, a guardarci attorno e a fare qualcosa prima diarrenderci pensando che le cose non possano essere cambiate. Ci invita,insomma, a ricominciare: bisogna chiudere gli occhi e restare in silenzio,fermarsi un momento. Bisogna comprendere che è anche possibile essere “altro”,qualcosa di meglio. Questo è il nostro obiettivo: migliorare il nostro mondosocio-sanitario, la nostra idea di “persona”, le nostre modalità di intenderela “cura”. Non è un obiettivo che si raggiunge in poco tempo, ma, di certo,possiamo continuare a riflettere e a migliorarci. Per questo non abbandoniamoil sogno di fare cultura con Anoss Magazine, cercando di offrire pagineattraenti e offrendo spazio a chi vuole partecipare e migliorare il nostromondo.
Dobbiamo seguire il consiglio della poetessa e ricominciare a prestareattenzione al tramonto. “Accorgersi di un tramonto” significa, infatti,riuscire ad alzare lo sguardo, puntare più in alto. Ma non solo: significaanche saper apprezzare quel momento indefinito a cui quotidianamente ci capitadi assistere, in cui non è né giorno né notte. Il tramonto, come l’alba, è unattimo di pace e d’incertezza, che non si può restringere entro un confinestabilito: ancora il buio non è calato, eppure la luce se ne sta andando via.Dobbiamo imparare ad amare tutto ciò che è indeterminato e che non è scontato,senza averne paura. È nei momenti in cui si percepisce precarietà einsicurezza, negli attimi “critici”, che si può trovare il coraggio di agire edi cambiare la realtà data. Questo, per noi, è uno di quei momenti. Il nostromondo socio-sanitario ha bisogno di nuove forze, di riflessione, di cultura, dipersone che abbiano voglia di fare qualcosa per renderlo umanamente più ricco.La nostra fortuna è di poter lavorare accantoalle persone, e non sulle cose. Lanostra ricchezza è di poter stare continuamente a contatto con la vita, che,dopo tutto, è l’unica cosa che conta davvero.
Per questo anche in questo numero si parlerà di vita e di persone; siracconteranno storie, facendo rivivere in alcune pagine diversi momentientusiasmanti del Meeting di Aprile; si lascerà spazio all’arte e alleimmagini, per rendere più coinvolgente la nostra riflessione; si guarderà anchead alcune branche importanti della nostra cultura, come l’antropologia o ilcinema. Se il numero precedente parlava della “primavera” della vita e avevaquindi al centro l’età della giovinezza, questo si rivolge al momento più“caldo”, più faticoso, più critico se vogliamo, che è l’età adulta. L’abbiamovoluta connettere simbolicamente all’estate e abbiamo utilizzato i dipinti diPaul Gauguin come sfondo. Gauguin fuggì dalla Francia per cercare un “nuovomondo” in Polinesia. Egli andava alla ricerca di una vita più genuina, menocorrotta dalla violenza, dai pregiudizi e dalla razionalità tanto caraall’Occidente. Noi vogliamo seguire Gauguin e andare alla ricerca di nuovi modidi intendere la cura della persona, che siano più attenti alle emozioni e piùrispettosi nei confronti dell’umanità propria e altrui, che ci piace pensarecome qualcosa di sacro, di non quantificabile e di inviolabile. Noi, comeGauguin, ricerchiamo solo un po’ di libertà e di solidarietà in più, perchéabbiamo capito che di questo si ha più che mai bisogno. Abbiamo un sogno: daresperanza e fiducia: ognuno di noi, nessuno escluso, ha bisogno di credere cheun mondo socio-sanitario migliore è possibile. E, ognuno di noi, nessunoescluso, ha la responsabilità di agire fin da subito affinché questa speranzasi realizzi.




[1] Alda Merini – (Milano 21marzo 1931 – Milano 1 novembre 2009) “Poetessa dei navigli” ha sperimentato idisagi del ricovero psichiatrico negli anni ‘70